Pubblicata il 04/09/2026
Muoversi, allenare la memoria, ritrovare una routine e uno spazio di relazione. Nel primo racconto dedicato ad AttivaMente, il progetto biennale di Agorà Società Cooperativa Sociale sostenuto da Fondazione Unipolis ETS attraverso il Bando ACT 2025 – Area Welfare, siamo entrati nei corsi rivolti a persone over 65 di Genova per raccontare come l’attività motoria possa diventare uno strumento di benessere psico-fisico e partecipazione.
Ma come si costruiscono percorsi adatti a capacità e bisogni differenti, quando non è sempre facile riconoscere le proprie difficoltà? E quando la paura del giudizio, che spesso ci si porta dietro con l’invecchiamento, può condizionare la percezione che le persone hanno delle proprie capacità? Come si comprende se, nel tempo, qualcosa è davvero cambiato? La valutazione è una parte centrale del progetto. Ne abbiamo parlato con Alessia D’Agostino, psicologa professionista che ha seguito le valutazioni dei corsi di attività motoria.
Il punto di partenza non è uguale per tutti
Prima dell’inizio delle attività, ogni partecipante viene coinvolto in un colloquio e in un questionario di autovalutazione. Per i corsi di ginnastica dolce vengono osservate tre dimensioni: la salute fisica, dalla percezione delle proprie condizioni alla capacità di affrontare le attività quotidiane; il benessere psicologico ed emotivo, compresi la gestione dello stress e la motivazione a prendersi cura di sé e la sfera sociale e relazionale. Nei percorsi di MemoFit si aggiunge la valutazione delle funzioni cognitive: memoria recente e a lungo termine, concentrazione, capacità di organizzazione e frequenza delle dimenticanze. Abitudini, limiti fisici, capacità di attenzione e percezione di autoefficacia permettono così di orientare ciascun partecipante verso uno dei due livelli di complessità previsti.
La paura del giudizio nell’invecchiamento
L’autovalutazione offre informazioni importanti, ma non sempre coincide con le capacità effettive. Una persona può dichiararsi pienamente autonoma e mostrare, durante l’attività, alcune difficoltà motorie, oppure può non riconoscere un problema di memoria, sottovalutandolo per timore di essere giudicata. Soprattutto sul piano cognitivo, infatti, lo stigma associato alla perdita di autonomia può condizionare le risposte. Per questo, il questionario non viene utilizzato come una misura isolata. Le domande vengono lette e approfondite durante il colloquio, dove le persone hanno modo di aprirsi maggiormente.
La verifica dei cambiamenti
Al termine del percorso, le stesse dimensioni vengono esplorate nuovamente; si torna così alle domande iniziali. I primi risultati mostrano progressi nella salute fisica e psicologica, nella qualità della vita, nella gestione dello stress e nell’energia con cui affrontare le attività quotidiane. Nei corsi di MemoFit emergono inoltre miglioramenti nella capacità di organizzazione e concentrazione e nella memoria a breve termine.
È qui che la valutazione rivela la sua funzione più importante: l’importanza di riconoscere risorse e bisogni senza giudizio, accompagnando nel tempo le persone e rendere le attività sempre più vicine alle loro personali esperienze.