La salute mentale si fa spazio in classe

Pubblicata il 14/07/2026


La salute mentale si fa spazio in classe: intervista alle educatrici di Stay Chill

Che cos’è la salute mentale? Parlarne a scuola non significa soltanto darne una definizione, ma piuttosto creare le condizioni affinché ragazze e ragazzi possano fermarsi, riconoscere ciò che provano e scoprire che esistono parole, strumenti e persone a cui rivolgersi quando il disagio diventa difficile da sostenere.

È da questa idea che prendono forma gli incontri di Stay Chill nelle scuole secondarie e nel territorio di Milano e provincia, il progetto realizzato da Farsi Prossimo ONLUS scs insieme ad Argòt APS, AGESCI zona Milano, ASST Fatebenefratelli Sacco, Fondazione Caritas Ambrosiana e Fondazione per gli Oratori Milanesi, e sostenuto da Fondazione Unipolis attraverso il Bando ACT 2025 – Area Welfare, per portare in classe un percorso dedicato alla promozione della salute mentale e alla prevenzione, o intercettazione, del disagio psicologico.

Nei primi mesi di attività studentesse e studenti hanno preso parte ai laboratori, sperimentando uno spazio diverso rispetto a quello della lezione tradizionale, per un totale di 154 ragazze e ragazzi coinvolti (129 a scuola e 25 nel territorio). Come si costruisce concretamente questo spazio? Lo abbiamo chiesto alle educatrici di Farsi Prossimo ONLUS, che entrano nelle classi per accompagnare ragazze e ragazzi lungo questo percorso.

Come si struttura un incontro di sensibilizzazione a scuola?

Un incontro si sviluppa in diverse fasi. Si parte sempre dalla conoscenza reciproca, fondamentale per creare un clima accogliente che permetta di affrontare temi impegnativi. Successivamente si entra nel vivo attraverso attività laboratoriali e momenti di riflessione, prima in piccoli gruppi, poi nel gruppo allargato. Infine, viene dedicato uno spazio conclusivo per riordinare quanto emerso e restituirlo alla classe.

Come si costruisce uno spazio in cui la classe si senta abbastanza al sicuro da parlare davvero?

È fondamentale esplicitare fin dall’inizio che non esistono risposte giuste o sbagliate e che ogni riflessione condivisa ha valore. Allo stesso tempo, la partecipazione non viene mai forzata: ciascuno è libero di scegliere quanto condividere. Anche l’assenza dei docenti della classe rappresenta un elemento importante, perché permette ai ragazzi di sentirsi meno condizionati nell’esprimere il proprio vissuto.

Quali sono i concetti chiave che cercate di trasmettere in primis?

L’obiettivo è trasmettere l’importanza di parlare di salute mentale e di sapere a chi rivolgersi quando si attraversa un momento di difficoltà. È fondamentale far comprendere che il disagio può riguardare chiunque nel corso della vita e che non c’è nulla di cui vergognarsi. Ciò che conta è imparare a riconoscerlo, affrontarlo e superarlo.

Come lavorate sul linguaggio? Costruire un lessico condiviso è già, di per sé, un intervento utile?

I ragazzi cercano spontaneamente di dare un nome a ciò che provano. Durante le attività abbiamo osservato come uno stesso stato d’animo venga interpretato in modi diversi, ad esempio associandolo a colori differenti. Aiutarli a riconoscere e nominare correttamente le emozioni è fondamentale, perché permette loro di entrare maggiormente in sintonia con la propria interiorità e di comprendere meglio ciò che stanno vivendo.

Dalle prime esperienze nelle scuole quali elementi sono emersi che vi hanno particolarmente colpito?

Ci ha colpito soprattutto l’uso molto frequente del termine “ansia”, quasi sempre associato al contesto scolastico. Abbiamo inoltre osservato una maggiore difficoltà nell’elaborare le parti più teoriche degli incontri, mentre ad esempio durante le attività con le carte Dixit è emersa una grande libertà di pensiero e di espressione.

Uno degli obiettivi degli incontri è anche intercettare precocemente situazioni a rischio. Come riconoscete un segnale che merita un approfondimento e come gestite questi casi in integrazione con il sistema sanitario?

Due incontri non sono sufficienti per intercettare tutte le situazioni di disagio e prenderle in carico. Per questo, al termine del percorso, presentiamo i servizi del territorio, come i Consultori Familiari, spiegando come funzionano e a chi è possibile rivolgersi. Lasciamo inoltre i riferimenti del progetto e manteniamo un dialogo con la scuola, che può segnalarci eventuali situazioni da approfondire, così da individuare insieme il percorso di supporto più adeguato.

I ragazzi faticano ancora a chiedere aiuto, per paura del giudizio, perché non trovano le parole giuste, o perché non si fidano degli adulti. Quale di queste è ciò che pesa di più nei ragazzi e nelle ragazze e quindi un fattore prioritario di intervento?

Crediamo che il fattore principale sia la diffidenza nei confronti degli adulti e la difficoltà nel trovare persone ritenute davvero affidabili. Per questo uno dei compiti degli operatori è anche quello di proporsi come figure di riferimento positive, con cui i ragazzi possano sentirsi liberi di confrontarsi.

Quale pensate sia il messaggio principale che si porteranno con sé dopo un vostro incontro?

Ci auguriamo che portino con sé innanzitutto l’esperienza di aver parlato di salute mentale all’interno della scuola, un’occasione che spesso non hanno. Inoltre, speriamo che escano dagli incontri con una maggiore consapevolezza dei servizi presenti sul territorio e delle possibilità concrete di chiedere aiuto quando ne sentono il bisogno.

Costruire fiducia per poter chiedere aiuto

Se c’è un elemento che accomuna gli incontri di Stay Chill è la costruzione della fiducia. Secondo le educatrici, la difficoltà dei ragazzi e delle ragazze nel chiedere aiuto non nasce soltanto dalla fatica nel trovare le parole giuste. A pesare maggiormente è spesso la diffidenza nei confronti degli adulti e la difficoltà nel riconoscere persone con cui sentirsi davvero al sicuro. Per questo, gli incontri cercano prima di tutto di offrire uno spazio di ascolto autentico e di creare una relazione positiva con gli adulti, proponendo figure capaci di accogliere senza giudicare e di diventare interlocutori affidabili, una possibilità che ad oggi, in molte scuole, non viene ancora percepita. È questo, forse, il risultato più importante che Stay Chill si propone di lasciare.