Stay Chill: nelle scuole per parlare di salute mentale

Pubblicata il 19/05/2026


Per molti ragazzi chiedere aiuto quando si sta male è ancora difficile. Interviene la paura di essere giudicati, di non trovare le parole giuste, o la sensazione che nessuno li capisca davvero. A volte, dietro questo malessere si nasconde anche qualcosa di più: aspettative su di sé percepite come irraggiungibili, ansia, presa di distanza dagli adulti, dai quali ci si sente poco visti.

I dati restituiscono una fotografia che non si può ignorare. Secondo la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), circa il 10% dei giovani tra i 12 e i 25 anni – su una platea di oltre 8 milioni – vive un disagio emotivo significativo. Nell’arco di dieci anni i pazienti dei servizi di neuropsichiatria infantile sono raddoppiati, con un sovraccarico crescente su strutture e professionisti che faticano a tenere il passo. Le liste d’attesa si allungano e, nel frattempo, le fragilità rischiano di consolidarsi.

Di fronte a questo scenario, intervenire direttamente sui territori spesso funziona, attraverso percorsi capaci di tenere insieme le dimensioni educativa, sociale e sanitaria. È proprio da qui che nasce Stay Chill, promosso da Farsi Prossimo ONLUS scs insieme a Argòt APS, AGESCI zona Milano, ASST Fatebenefratelli Sacco, Fondazione Caritas Ambrosiana e Fondazione per gli Oratori Milanesi, e sostenuto da Fondazione Unipolis attraverso il Bando ACT 2025 – Area Welfare. Il progetto si rivolge a giovani tra gli 11 e i 24 anni in condizioni di fragilità psicologica a Milano, con una logica di intervento territoriale che integra prevenzione, cura e accesso ai servizi. Il percorso previsto si compone di diversi interventi, tra incontri di sensibilizzazione nelle scuole, oratori e associazioni, percorsi di counseling e psicoterapia, accompagnamento educativo individualizzato per i casi più complessi e laboratori psicoeducativi attraverso arte, musica e strumenti digitali.

L’esperienza nelle scuole: cosa dicono le ragazze e i ragazzi?  

Una delle linee di progetto già avviate è rappresentata dagli incontri di sensibilizzazione, progettati per favorire l’ingaggio dei giovani con un confronto aperto e orientato a contrastare lo stigma sulla salute mentale. Dall’inizio del progetto negli ultimi mesi del 2025 ad oggi, sono stati avviati 9 percorsi nelle scuole nel territorio di Milano e provincia, a cui se ne aggiunge uno sul territorio con AGESCI, per un totale di 154 ragazze e ragazzi coinvolti (129 a scuola e 25 nel territorio).

Queste occasioni di incontro, conoscenza ed esplorazione hanno offerto spunti interessanti per guidare il lavoro con i più giovani. Da un lato, è emerso un bisogno reale: i ragazzi vogliono spazi per parlare di sé e per dare un nome a quello che sentono. Dall’altro, una difficoltà altrettanto reale: faticano a riconoscere nella scuola – e più in generale negli adulti – un luogo in cui trovare ascolto autentico. Si sentono poco compresi, poco curati emotivamente e spesso non sanno a quali servizi presenti sul territorio potrebbero rivolgersi.

Durante gli incontri hanno apprezzato in modo particolare la possibilità di confrontarsi con i pari, di scoprire di non essere gli unici a provare certe emozioni, di chiarire termini che usano spesso in modo impreciso, come il ricondurre qualsiasi vissuto emotivo all’ansia. Hanno chiesto di poter parlare di fragilità, a partire da sé.

Dalle loro parole emergono alcune priorità chiave da cui partire per lavorare al progetto. Anzitutto, ridurre lo stigma che ancora frena la richiesta di aiuto, intercettare precocemente le situazioni a rischio, rendere i servizi più accessibili e offrire ai giovani spazi in cui sentirsi protagonisti.