Pubblicata il 01/04/2026
È mattina. Davanti alla scuola le auto si fermano in doppia fila, i motori restano accesi, gli attraversamenti si fanno complessi. Le strade davanti alle scuole sono tra gli spazi più critici della città: in pochi minuti si concentrano traffico, inquinamento e situazioni di rischio, proprio nei momenti in cui bambine e bambini entrano ed escono da scuola. Allo stesso tempo, sono luoghi ad alto potenziale, dove è possibile intervenire in modo rapido e visibile per migliorare sicurezza, qualità dell’aria e vivibilità dello spazio pubblico.
È proprio da qui che parte S.P.A.C.E., progetto promosso da Legambiente e sostenuto da Fondazione Unipolis attraverso il Bando ACT 2025 – Area Mobilità. Un intervento che sceglie di lavorare su questi luoghi quotidiani, nei momenti in cui le criticità si concentrano, per trasformarli in spazi più sicuri, accessibili e vivibili.
Le strade scolastiche sono il cuore di questo approccio: una soluzione semplice, ma capace di cambiare in modo immediato la qualità dello spazio pubblico, riducendo il traffico e restituendo alle persone e in particolare ai più piccoli, pezzi di città. Grazie a Legambiente, abbiamo voluto approfondire il tema, andando a scoprire come nasce questo strumento, quali sono i vantaggi e come può intervenire in maniera efficace e sempre producendo effetti immediati sulla sicurezza, sull’ambiente e sulle abitudini quotidiane.
Cosa sono le strade scolastiche
Le strade scolastiche sono strade o piazze davanti agli ingressi degli edifici scolastici, dove il traffico automobilistico viene limitato negli orari di entrata e uscita, o vietato per l’intera giornata. Possono accedere solo pedoni, biciclette, scuolabus e mezzi per disabili.
La loro istituzione aumenta la sicurezza stradale nei pressi delle scuole, riduce l’inquinamento atmosferico e incentiva gli spostamenti casa-scuola a piedi o in bici. Allo stesso tempo, apre spazi di autonomia e socializzazione per bambine e bambini, che tornano a vivere questi luoghi come spazi di relazione.
Come sono diventate uno strumento di trasformazione urbana
Gli incidenti che coinvolgono i bambini restano frequenti in tutta Europa, Italia compresa. A questo si aggiunge una maggiore vulnerabilità all’inquinamento atmosferico: i più piccoli respirano più velocemente, assorbono più aria in rapporto al peso corporeo e hanno polmoni e sistema immunitario ancora in sviluppo. Inoltre, trascorrono più tempo vicino al suolo, dove gli inquinanti si concentrano maggiormente. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), l’inquinamento dell’aria causa ogni anno circa 1.200 morti premature tra bambini e adolescenti in Europa, confermando la rilevanza della qualità dell’aria per la salute nelle fasce più giovani.
Queste criticità si concentrano proprio negli spazi attorno alle scuole: negli orari di entrata e uscita si accumulano traffico, motori accesi, soste irregolari e attraversamenti difficili. In pochi minuti si sovrappongono congestione, rischio stradale ed esposizione agli inquinanti, mentre lo spazio pubblico è occupato quasi interamente dalle automobili.
Le strade scolastiche intervengono su questo nodo preciso, limitando o eliminando il traffico nei momenti più critici. Riducendo l’esposizione agli inquinanti, aumentano la sicurezza e rendono più accessibili gli spostamenti attivi.
La loro efficacia sta anche nella semplicità: sono interventi leggeri, relativamente economici e rapidamente attivabili, con effetti immediati e osservabili. Non si limitano a ridurre il traffico, ma incidono sulle abitudini quotidiane e restituiscono ai bambini una parte di spazio urbano.
Da sperimentazione a modello diffuso
Le prime esperienze risalgono alla fine degli anni Ottanta in Italia: a Bolzano, nel 1989, vengono introdotte le prime limitazioni del traffico davanti alle scuole. Dal 2012 queste pratiche si diffondono con maggiore continuità anche grazie a progetti europei sulla mobilità casa-scuola. Nello stesso anno nasce la prima School Street nel Regno Unito, a East Lothian, seguita nel 2016 dalle prime applicazioni urbane a Londra e, negli anni successivi, da sperimentazioni in diverse città europee, tra cui Parigi nel 2019.
Un’accelerazione decisiva arriva con la pandemia di Covid-19 (2020–2021), quando molte amministrazioni introducono rapidamente limitazioni temporanee al traffico. Questi interventi, realizzati spesso con strumenti minimi, funzionano come progetti pilota e favoriscono la stabilizzazione del modello.
Le strade scolastiche attivano spesso anche una trasformazione dello spazio pubblico: allargamento dei marciapiedi, pitture sull’asfalto, arredi urbani, alberi e parcheggi per biciclette. In alcuni casi diventano vere e proprie piazze di quartiere.
Diffusione in Europa e situazione italiana
Nel 2022 si stimavano circa 1.250 strade scolastiche attive in Europa: oltre 600 a Londra, più di 170 nelle Fiandre, oltre 200 a Barcellona e più di 100 a Parigi.
In questi contesti non sono più sperimentazioni, ma politiche urbane strutturali integrate nelle strategie di mobilità sostenibile e qualità dell’aria.
In Italia, invece, la diffusione è più recente e disomogenea. Il riferimento normativo arriva con il Decreto Semplificazioni del 2020, che introduce la “zona scolastica” nel Codice della strada, lasciando però l’attuazione alle singole amministrazioni.
Milano rappresenta oggi il caso più avanzato, con circa 50 strade scolastiche attive. In altre città, come Roma, il divario tra programmazione e realizzazione resta significativo.
Impatti concreti
Diversi studi dimostrano la riduzione dell’inquinamento atmosferico. A Londra, un’analisi su 18 scuole ha rilevato una diminuzione del biossido di azoto (NO₂) del 23% negli orari di ingresso; in una scuola dell’East London si è osservata una riduzione del PM2.5 del 45% al mattino. Secondo l’Università di Westminster, una diffusione ampia delle strade scolastiche potrebbe evitare 32 milioni di viaggi in auto all’anno, ridurre oltre 70 milioni di km percorsi e diminuire l’esposizione all’inquinamento per più di un milione di studenti.
I vantaggi in breve
Un potenziale ancora da esprimere
In Italia esistono oltre 40.000 sedi scolastiche. Ognuna genera ogni giorno concentrazioni di traffico e criticità di sicurezza negli stessi intervalli di tempo. Le strade scolastiche intervengono esattamente su questo punto, come infrastruttura diffusa capace di migliorare la qualità della vita urbana, a partire da quella dei più piccoli. Perché possano scalare davvero, serve un accompagnamento più strutturato: risorse dedicate, indirizzi nazionali chiari, strumenti operativi condivisi e il coinvolgimento attivo di scuole, famiglie e comunità locali. S.P.A.C.E. lavorerà proprio su questo potenziale a partire da 4 città italiane: Avellino, Cagliari, Frosinone e Padova, promuovendo un nuovo modello di gestione dello spazio urbano centrato sulle persone più giovani grazie alla creazione di strade scolastiche permanenti.