Pubblicata il 02/07/2026
Con la conclusione dell’anno scolastico si chiude anche “Dai valore alla vita“, il progetto realizzato dall’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus e promosso da Fondazione Unipolis ETS attraverso il Bando ACT – Area Mobilità, per portare nelle scuole il tema della sicurezza stradale. Un percorso nato dalla convinzione che educare alla mobilità sicura non significhi soltanto insegnare regole e segnali, ma aiutare bambine, bambini, ragazze e ragazzi a riconoscere il valore della propria vita e di quella degli altri, a partire dalla consapevolezza che ogni scelta fatta sulla strada ha conseguenze che riguardano tutti.
Durante l’anno, il progetto ha coinvolto scuole primarie e secondarie, con strumenti costruiti per età ed esigenze diverse, dal gioco educativo SICURAMENTE, ai percorsi di formazione per studenti e studentesse delle scuole superiori, fino ai corsi dedicati ai docenti. Un lavoro che ha raggiunto 993 classi delle scuole primarie, oltre tremila studenti e studentesse delle secondarie e 576 docenti.
A conclusione del progetto abbiamo intervistato Stefano Guarnieri, Presidente dell’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus. Dopo aver perso il figlio Lorenzo in un incidente stradale, Stefano ha trasformato un dolore personale in un impegno collettivo, dando vita a un’associazione che oggi lavora per prevenire nuove vittime della strada attraverso la formazione, la sensibilizzazione e la diffusione di una cultura della mobilità sicura.
Il senso del progetto
Da quale bisogno è partito il progetto e perché è importante portare il tema della sicurezza stradale proprio all’interno della scuola?
“Il progetto nasce dalla necessità di affrontare la violenza stradale come una delle principali emergenze di sicurezza del nostro Paese. Ogni anno sulle strade italiane si registrano oltre 3.000 vittime e circa 17.000 feriti gravi, mentre gli incidenti rappresentano la prima causa di morte tra i giovani fino ai 29 anni. È proprio per questo che la scuola diventa un luogo fondamentale: è qui che si può iniziare a costruire una cultura della mobilità più sicura. Un cambiamento di questa portata richiede consapevolezza, responsabilità e partecipazione e i giovani possono essere protagonisti decisivi per questa trasformazione”.
Come siete riusciti a rendere questo tema vicino all’esperienza quotidiana di studenti e studentesse?
“Il rischio della strada riguarda tutti, ma spesso pensiamo che capiti sempre agli altri. Per questo abbiamo scelto di unire la riflessione sui dati e sulle cause degli incidenti alle testimonianze dirette di chi ha vissuto queste esperienze. Una studentessa ha detto una frase che sintetizza perfettamente il senso del progetto: “La sicurezza stradale non è un insieme di regole da rispettare per evitare le multe. È una promessa che facciamo a chi ci aspetta a casa. Il diritto di ogni genitore di veder rientrare il figlio e di ogni figlio di non dover crescere nel ricordo di un’assenza”. È proprio questo il punto. Le competenze sono indispensabili, ma sono le emozioni a rendere quei contenuti capaci di orientare comportamenti diversi”.
Un percorso costruito su misura per ogni età
Uno degli elementi caratterizzanti del progetto è l’utilizzo di strumenti e linguaggi diversi in base all’età. Su quali fattori avete puntato per ogni range d’età?
“Con i bambini abbiamo scelto il linguaggio del gioco. Attraverso SICURAMENTE, un grande poster illustrato, si è imparano a riconoscere comportamenti corretti e situazioni di rischio divertendosi e comprendendo che ogni scelta produce delle conseguenze. Con le ragazze e i ragazzi delle scuole superiori abbiamo invece alternato contenuti di fisica, diritto, psicologia, tecnologia e comunicazione alle testimonianze dirette, affinché le conoscenze potessero trasformarsi in responsabilità personale”.
Quanto è stato importante coinvolgere gli insegnanti?
“Gli insegnanti sono gli attivatori di tutto il processo. Sono loro che portano il progetto nelle classi, che lo propongono agli studenti e che ne comprendono il valore educativo. Se il tema della sicurezza stradale non viene percepito come importante dagli adulti, difficilmente potrà diventarlo anche per i ragazzi”.
I risultati: migliaia di persone coinvolte
Che numeri ha raggiunto il progetto?
“Il gioco educativo SICURAMENTE – destinato alle scuole primarie – è stato distribuito in 993 classi, mentre circa 70 classi hanno partecipato anche ai laboratori online con un educatore. Nelle scuole secondarie 125 istituti hanno attivato il percorso, coinvolgendo 3.081 studenti e studentesse che hanno completato la formazione e 576 docenti che hanno concluso il corso dedicato. Considerando le ore certificate dei diversi percorsi, il progetto ha generato complessivamente circa 115.000 ore equivalenti di formazione dedicate alla sicurezza stradale”.
C’è stato un momento che vi ha fatto capire che il progetto stava lasciando un segno?
“Una professoressa di un liceo della periferia di Napoli mi ha invitato a portare la mia testimonianza alla sua classe. Gli studenti avevano realizzato un video dedicato a Lorenzo e un elaborato sul concetto di Vision Zero, un progetto svedese sulla sicurezza stradale nato con l’obiettivo di azzerare i morti e i feriti causati da incidenti stradali. Mi hanno colpito la profondità delle loro riflessioni e la qualità del lavoro. Lavorandoci assieme ho capito che non avevano semplicemente studiato un argomento, lo avevano fatto proprio”.
Una rete di lavoro che si mantiene nel tempo
La conclusione dell’anno scolastico segna la fine di questo percorso, ma non del lavoro che il progetto ha contribuito ad avviare. Educare alla sicurezza stradale significa costruire una cultura che cresce nel tempo, attraverso i gesti quotidiani, le relazioni educative e le responsabilità condivise. Come ricorda Stefano Guarnieri, nessun cambiamento può essere costruito da soli. Il progetto è stato possibile grazie al lavoro congiunto tra Fondazione Unipolis, l’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus e una rete di partner composta da La Fabbrica, Giunti Scuola, FDX, ASAPS, Polizia di Stato e il Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma. Diverse realtà con diverse competenze, unite da un obiettivo comune: contribuire a costruire una mobilità più sicura, grazie alla quale ogni persona possa davvero dare valore alla vita.