
Mi chiamo Simone Sorgiovanni e ho 19 anni.
Sono nato e cresciuto a Trieste, una città alla quale sono molto legato.
Trasporti, storia contemporanea, storia dell’architettura moderna.
È un progetto a cui ho partecipato con una mia proposta di cui vado molto orgoglioso, sperando possa cambiare in meglio le sorti della mia città.

Attraverso un’articolata e approfondita analisi del contesto storico e trasportistico di Trieste e Muggia, Simone propone il ripristino di una specifica linea di filovia extraurbana che dal 1952 al 1972 collegava i comuni di Trieste e Muggia per un totale di 10 km, di cui si servivano 4.500 persone al giorno. L’autore ne suggerisce il ripristino, laddove si era negli anni optato per altri mezzi di mobilità (come accaduto in altre città italiane).

Nei primi decenni del 1900 un nuovo mezzo di trasporto pubblico aveva raggiunto Trieste, molto più veloce e duttile rispetto al tram (già presente nella città giuliana dal 1876) e capace anche di vincere i rilievi dei colli di Trieste, ossia, la filovia: un veicolo di concezione nuova perché dotato di due coppie di ruote pneumatiche, anziché di carrelli in acciaio, il che non lo rende vincolato dalle rotaie ma solo dalla linea aerea elettrica – a contatto per mezzo di due aste – che garantisce un raggio di manovra per il veicolo. La prima filovia triestina, la linea 12, entra in servizio su un percorso che serve il Rione di San Vito, costituito interamente da rilievi, assolutamente proibitivo per i tram che servivano Trieste. Il nuovo veicolo è molto apprezzato dalla cittadinanza per la sua rapidità e silenziosità e trova terreno fertile per i nuovi collegamenti.

Le ragioni della sua soppressione nel tempo sono di natura economica e tecnologica. Dagli anni ’50 la concezione dell’autobus cambia in relazione alle esigenze del servizio, per il quale si richiede un veicolo duttile e maneggevole e il bus non era altro che un veicolo militare “vestito” da civile, con grossi motori collocati in ampi vani e spazi interni per l’utenza stretti e poco capienti. Inoltre, c’è da considerare sia il prezzo del gasolio decisamente concorrenziale all’epoca, sia il costo del mantenimento di un’infrastruttura tranviaria e filoviaria caratterizzata da binari, linee aeree elettriche e sottostazioni.
Venute meno queste condizioni ostacolanti, il tema centrale della tesi di Simone vede proprio la proposta di ripristinare il tram, ricominciando dalla linea forse più strategica e redditizia, cioè la n°20 da Trieste a Muggia.
