Pubblicata il 29/10/2025
Dopo aver raccontato nel primo articolo (disponibile a questo link) l’importanza dei primi mille giorni di vita, prosegue il nostro viaggio all’interno del progetto 1.000 giorni insieme, un progetto che mette a sistema le risorse già presenti nei nuclei familiari con le possibilità offerte dalla rete territoriale: consultori, pediatri, servizi sociali, enti del Terzo Settore, strutture educative e naturalmente le Case del Quartiere.
Questa volta lo facciamo attraverso le parole di Sara Caruso, psicologa e case manager della Casa del Quartiere di San Salvario (Torino), che ogni giorno accompagna donne e nuclei mamma-bambino nel costruire percorsi di autonomia, benessere e fiducia.
Mi chiamo Sara Caruso, sono una psicologa di formazione e da 15 anni lavoro alla Casa del Quartiere di San Salvario come coordinatrice delle attività di welfare e prossimità. Lavoro alla Casa del Quartiere fin dalla sua apertura, nel 2010. Mi occupo di progettazione di attività educative, culturali e sociali, mantenendo sempre anche un ruolo operativo nei servizi di partecipazione e accoglienza. Oggi coordino le attività dello Sportello sociale, dove offriamo accoglienza e ascolto a chi si rivolge a noi in cerca di sostegno, informazione e orientamento. Questo tipo di intervento, così vicino ai cittadini, mi ha permesso di conoscere da vicino sia i bisogni delle persone sia i servizi disponibili sul territorio.
Nel progetto Mille Giorni Insieme mi occupo di accogliere le donne e i nuclei mamma-bambino che possono beneficiare delle opportunità offerte, costruendo con loro percorsi di accompagnamento e sostegno.
Fare la case manager richiede ascolto, flessibilità e capacità di mediazione. È un lavoro di prossimità che tiene insieme visione e operatività: ci sono momenti di relazione diretta con le famiglie, ma anche attività di rete, monitoraggio e coordinamento. Ogni percorso è unico e va costruito nel tempo, leggendo la complessità dei bisogni.
Il primo contatto con le famiglie avviene sempre con due operatori, così da poter prestare attenzione sia agli adulti sia ai bambini. Quattro occhi e quattro orecchie aiutano a cogliere meglio bisogni e peculiarità, soprattutto quando ci sono famiglie di origine straniera, con codici culturali diversi. La prima cosa è creare un ambiente accogliente e non giudicante. Spesso servono più incontri per instaurare fiducia, conoscere la situazione del nucleo e immaginare insieme percorsi possibili.
Penso a Hanan, una giovane mamma arrivata da poco in Italia. Un operatore di un altro spazio di accoglienza l’aveva indirizzata alla nostra ludoteca del giovedì mattina, uno spazio gratuito di gioco e socializzazione per bambini e genitori dagli 0 ai 3 anni. La prima volta l’ho accompagnata io stessa: passare del tempo con lei, poter stare insieme in un momento di quotidianità e gioco ha favorito una relazione di fiducia, grazie alla quale sono emersi bisogni e risorse. L’informalità che caratterizza gli spazi delle Case del Quartiere e la pluralità di attività e opportunità presenti al loro interno sono due ingredienti fondamentali che ci permettono di avvicinarci alle possibili beneficiarie con più facilità e ci aiutano a instaurare rapporti di fiducia solidi.
Grazie al progetto, abbiamo potuto sostenerla nella ricerca di una casa, avviare il percorso legale per i documenti e iscrivere la sua bambina a un baby parking convenzionato. Questo le ha permesso di iniziare un percorso lavorativo e formativo.
La dote è una risorsa economica personalizzata che possiamo destinare alle famiglie. È come un piccolo fondo dedicato che ci permette di erogare un sostegno economico con l’obiettivo di contrastare situazioni di povertà e di esclusione sociale. Gli usi sono molto diversi: a volte copre emergenze come affitti o bollette, quando la precarietà impedisce di concentrarsi sul benessere dei bambini; altre volte serve a rafforzare percorsi educativi e di socializzazione o a sostenere la crescita dei più piccoli (come il kit-bebè che prevede l’acquisto di pannolini, creme per il cambio, detergenti ma anche quote di iscrizione a servizi per l’infanzia).
La dote però non è mai un intervento isolato: funziona solo dentro una relazione di fiducia tra operatori e famiglie e si inserisce in un insieme più ampio di attività. Fra mamma e operatore si definisce un patto di benessere in cui insieme si individuano fatiche quotidiane e bisogni prioritari ed insieme si cerca di trovare le risposte, non solo economiche.
Due famiglie con gravi problemi di documenti non avrebbero potuto iscrivere i figli al nido d’infanzia: un’opportunità educativa e di sviluppo intellettivo, sociale e culturale fondamentale per i più piccoli e che come Case del Quartiere, in rete con i servizi del territorio, cerchiamo il più possibile di promuovere e sostenere. Con le doti abbiamo potuto coprire i costi di un nuovo servizio pubblico di qualità, l’EDUTECA, uno spazio che accoglie bambine, bambini e genitori, offrendo servizi, opportunità culturali e di formazione. Qui i bambini sono stati accompagnati in un percorso educativo di socializzazione e gioco e hanno potuto interagire con i coetanei in un ambiente
stimolante e sicuro, mentre i genitori da un lato hanno scoperto un luogo di incontro e condivisione ma hanno anche trovato tempo e respiro per costruire il loro percorso formativo e professionale e prendersi cura di sé.
Il più grande è la sensazione di non essere sole. Sapere che c’è un luogo in cui qualcuno ti ascolta senza giudicarti, ti accompagna e ti orienta, fa la differenza. Il progetto ha creato una rete di spazi e professionisti – sportelli, ludoteche, incontri con esperti – che permettono alle madri e ai genitori di “riprendere fiato” e aprirsi a nuove possibilità. Questa rete è stata agevolata proprio dal sostegno di Mille Giorni Insieme, che ha permesso di costruire un sistema integrato di servizi dove le famiglie trovano accoglienza e sostegno personalizzato.
La differenza più importante è che la famiglia non si sente un numero. Con un Case Manager c’è una persona che conosce la tua storia, ti segue nel tempo e collega i diversi pezzi del percorso. Non devi ricominciare da capo ogni volta, ma cammini insieme a qualcuno che adatta le risposte ai tuoi bisogni reali. In più essere un case manager all’interno delle Case del Quartiere che sono spazi aperti a tutti, accessibili, accoglienti e generativi di incontri permette di lavorare a 360 gradi nella relazione con le beneficiarie. Alla Casa del Quartiere non ci si incontra solo per proseguire il monitoraggio o accedere alle attività dello sportello o ai percorsi di accompagnamento, ma ci si incontra anche casualmente per un caffè, durante uno spettacolo teatrale o dopo le attività gratuite offerte dalla ludoteca.
Il tempo è la sfida più grande: costruire fiducia richiede continuità, ma i progetti hanno sempre una scadenza. Sarebbe importante rendere strutturali esperienze come questa, che mostrano il valore di un welfare di prossimità capace di mettere al centro le persone e le relazioni.
Il progetto “1.000 giorni insieme” è sostenuto da Fondazione Unipolis attraverso il bando ACT – Area Disuguaglianze, e realizzato dalla Rete delle Case del Quartiere per promuovere il benessere dei bambini e delle loro famiglie nei primi anni di vita.